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L’Arte di "FARE SINDACATO"...

Miscellanea57
Pubblicato da in Pensieri ed Incontri · 29 Marzo 2014

Fare “SINDACATO SERIO” non è mai stato facile, molte sono state le conquiste nei tempi passati molte, le perdite nei “momenti recenti”.
A tutt’oggi, ognuno di noi è stato partecipe, anche solamente a livello multimediale, delle prese di posizione della FIOM, fiera delle sue strategie tanto da portarle, con i processi che sono avviati, alle sue ultime conseguenze.
Questo è bene o male? Dare una risposta a priori a tutto ciò non è per niente facile poiché, in linea di principio fa bene un sindacato che in nome dei valori che ne costituiscono l’ossatura non accetta i diktat che sono imposti e va avanti fino in fondo, costi quel che costi.
Costi quel che costi; il punto cruciale è proprio qui, nel costo dell’operazione.
La posta in gioco è altissima e, a mio parere non è nelle disponibilità della Fiom.
Per intenderci: se un imprenditore fa un investimento e sbaglia qualcosa, paga perdendo il capitale che ha investito, per converso, se la Fiom, dovesse fare anche “cappotto”, non pagherebbe nulla.
Non è la dirigenza della Fiom che resta o rimarrebbe senza lavoro, sono i lavoratori della Bertone o della Fiat o dell’Omsa per dirne solamente alcune a restare a casa, a perdere il lavoro, è di conseguenza l’economia italiana a perdere l’ossigeno che la può tenere in vita in un momento di difficoltà.
In ballo ci sono dei valori, e mai come oggi non può essere considerata “merce di poco conto”, poiché, i valori in questo sistema di cose sembrano spariti per sempre.
Per questo a mio parere, anche i giudizi vanno o dovrebbero essere calibrati con grande attenzione, non bisogna mai fare di ogni erba un fascio.
Comunque, da come vedo proseguire le cose, forse davvero la Fiom sta sbagliando, perché un sindacato deve rimanere sempre con i piedi per terra e saper cogliere non solo la forza dei propri principi, ma anche il momento politico, sociale ed economico nel quale opera.
Nel mondo delle relazioni industriali non è sempre primavera, al contrario, la famosa legge del pendolo è sempre più valida, oggi sono forte io, domani  lo potrai essere tu.
C’è il momento felice, ma anche quelli tristi.
E in questi ultimi è bene sapersi contentare.
Un esempio tra tanti, l’accordo del 1975, quando Gianni Agnelli, presidente di Confindustria, accettò l’intesa sul valore unico del punto di contingenza.
Un accordo rovinoso per Confindustria, accettato però perché comportava per gli industriali l’uscita dal cono d’ombra nel quale si erano trovati dopo l’autunno caldo del 1969.
Per più di un lustro i sindacati nemmeno trattavano con la Confindustria, non la ritenevano controparte, con quell’intesa si riequilibrarono le posizioni.
La Fiom forse farebbe bene a capire che in questo momento la Fiat ha in mano il coltello dalla parte del manico.
Il punto, l’ha detto con grande chiarezza Valerio Castronovo su Il sole 24 ore del 21 aprile, è che la Fiom da sempre, dal 1955, non è lucida quando si tratta di Fiat.
Quando si trova di fronte quest’azienda, si considera, a torto o a ragione, la punta di diamante del sindacalismo italiano e, astrae il suo giudizio dalla realtà.
Con tutto danno dei lavoratori ma, appunto, anche del nostro paese.  Forse il prezzo è un po’ troppo alto.
Forse prendere atto della realtà, accettare un temporaneo e limitato ripiegamento in attesa di una futura vittoriosa avanzata, sarebbe sicuramente meglio.
Capirlo non è facile. Ed è dura anche per il sottoscritto.
(Stefano)
…È bello scrivere perché riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare a una folla… E nessuno ti interrompe … (Anonimo)




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