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La Tolleranza ...

Miscellanea57
Pubblicato da in Pensieri ed Incontri · 15 Novembre 2014
Tolleranza s. f. [dal lat. tolerantia, der. di tolerare «sopportare, tollerare»].

Questa la definizione “stringata” riportata nei più comuni vocabolari della lingua Italiana.

Voltaire scriveva a proposito della tolleranza; la tolleranza è la necessaria conseguenza della comprensione della nostra imperfezione umana.

Errare è umano e a noi questo capita continuamente.

Perciò perdoniamoci gli uni gli altri le nostre follie…

Questa citazione di Voltaire, è il primo principio del diritto della tolleranza ma, la tolleranza oggi è vista – a torto o a ragione -  con sospetto e quasi, come un peso.

Tolleranza infatti significa accettare qualcuno o qualcosa, appunto, ma non comprende oggigiorno la scelta di riconoscere all’altro parità e piena dignità, ovvero; la via dell’inclusione.

Questo termine, ha una nobile tradizione ideologica.

Nella prima età moderna l’Europa, si trovò in particolar modo dilaniata dalle lotte politiche e religiose, con persecuzioni dolorose messe in atto equamente dai diversi schieramenti ma, identificate facilmente ed oserei dire efficacemente, dalla voce popolare con la sola storia delle Inquisizioni cattoliche, prima quella medievale, poi quelle iberiche e quella romana.

Non fu facile il compito dei pensatori che fin dal Cinquecento, tentarono di aprire un dibattito sul concetto di tolleranza, e sulla relatività delle differenze.

Molti guardavano con disincanto e libertà a diversità e confini ma, travagliato, drammatico ed amaro fu il cammino che portò faticosamente alla riscoperta e rivalorizzazione del riconoscimento della ricchezza portata dall’accoglienza delle diversità.

Il pluralismo critico, probabilmente, è una delle posizioni che, nell’interesse della ricerca della verità per tutte le teorie – in particolare le migliori -  dovrebbe essere favorita; esso, a mio modo di ragionare, consiste nella discussione razionale delle varie teorie e, nell’eliminazione delle critiche non costruttive.

Il discutere razionale, significa avere a che fare con la verità delle teorie in questione e, la teoria che sembra avvicinarsi di più alla verità nel corso della discussione critica è la migliore e, la teoria migliore per conseguenza rimpiazza la teoria più debole.

Voltaire nelle sue meditazioni relative alla tolleranza, fa appello alla nostra onestà intellettuale di “uomini liberi e di buoni costumi”: noi, come davanti ad uno specchio, dobbiamo esaminarci, ammettere i nostri errori, le nostra imperfezioni, le nostre ignoranze.

Il fanatismo conseguenza di convinzione estrema, può essere considerato onesto? E l’autocritica, non fa parte dell’onestà intellettuale?  I fanatici hanno onestamente esaminato se stessi, ciò in cui credono e le ragioni per sostenere ciò di cui sono convinti? E il fanatismo non ha spesso cercato di negare la nostra non ammessa incredulità, repressa volontariamente, e talvolta ne siamo solo parzialmente consci? Voltaire appellandosi alla nostra modestia intellettuale e, soprattutto alla nostra onestà intellettuale trova giusto che: sia difficile “tollerare l’intolleranza”.

Qui sono i limiti della tolleranza e, a mio parere giustamente; in effetti, se noi concedessimo all’intolleranza il diritto di essere tollerata, non distruggeremmo la tolleranza, e lo stato di diritto?Oltre ciò, vi sono ancora altre “follie” come scrive Voltaire, che noi non dovremmo tollerare; quelle follie facenti sì che gli intellettuali seguano le ultime mode; quelle che hanno spinto molti scrittori ad adottare uno stile oscuro e che vuole impressionare, che Goethe ha criticato in modo radicale.

Lo stile delle parole pompose, oscure ed incomprensibili, questo modo di scrivere non dovrebbe affatto essere ammirato e neppure tollerato dagli intellettuali.

Esso rende possibile quella filosofia che è stata descritta come relativismo; una filosofia che porta alla tesi che tutte le tesi sono intellettualmente più o meno difendibili.

Tutto è accettabile! Così il relativismo porta all’anarchia, alla mancanza di leggi, e al dominio della violenza.

In ultima analisi: chi tra di noi può affermare di conoscere l’intima natura degli animi, e tutte le modifiche di cui sono suscettibili? Questa parte di verità è sotto i nostri occhi ogni giorno.

Non c’è una verità così netta che non subisca contraddizioni né, c’è sistema al quale non si possano opporre obiezioni solide quanto le ragioni che lo difendono.

Dunque; visto e considerato che i nostri sentimenti ci dividono e, non possiamo esser unanimi nelle valutazioni e, rispettivi ragionamenti: che c’è di più naturale di sopportarci a vicenda, e dire a noi stessi con verità e giustizia: “Perché chi s’inganna dovrebbe cessare di essermi caro? Non fu sempre l’errore triste retaggio dell’umanità? Quante volte credetti di vedere il vero dove poi riconobbi il falso? Quanti ho condannati, adottandone in seguito le idee? Ah, certamente ho acquisito anche troppo il diritto di diffidare di me stesso, e mi guarderò dall’odiare un mio fratello, solo perché la pensa diversamente!”.

Stefano L.

“La tolleranza diventa delitto quando sia usata nei riguardi del male.”
(T. Mann)




2 commenti
Voto medio: 125.0/5
Sergio
2018-10-28 01:12:59
Finalmente Stefano, Bentrovato! Belle le tue nuove pagine.
Valentina
2018-10-28 00:33:49
È vero, condivido. E bello il tuo sito rinnovato. Ciao Steve :-) un abbraccio.

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